Bufale online, imparare a riconoscerle per non diffonderle

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Si dice che una storia è virale quando inizia a circolare più veloce che mai, quando viene condivisa molto, per esempio su Facebook: tutti ne conosciamo almeno una, divertente o triste, più o meno seria.

Quando la notizia virale riporta informazioni false, inventate, è una bufala: complice la disattenzione o la percezione che quel che viene condiviso dai nostri contatti e amici debba avere un fondo di verità, la bufala cresce e talvolta viene ripresa anche da qualche quotidiano o testata giornalistica, online o cartacea.

Le bufale non sono solo aneddoti o contenuti poco rilevanti: dopo le vicende parigine la foto di un ragazzo con giubbotto imbottito e Corano in mano è finita un po’ ovunque, quotidiani cartacei compresi, ma la foto era un fotomontaggio e il ragazzo protagonista involontario di un evento molto serio non ha vissuto bene il suo improvviso momento di gloria.

Ecco il tweet con cui Veerender Jubbal chiarisce di non aver nulla a che fare con Parigi: “Non sono mai stato a Parigi. Sono un ragazzo Sikh che porta un turbante. Abito in Canada.”

Non è stata l’unica notizia falsa di quei giorni, come racconta bene Valigia Blu.

Il lavoro di debunking, cioè di verifica e scoperta delle informazioni false è complesso ma imparare a riconoscerle e smascherarle fa del bene a tutti. Come si fa? Abbiamo pensato a tre azioni semplici che tutti noi, grazie al buon senso, possiamo mettere in atto:

  • Controllare la fonte: a volte alcune notizie che sembrano di rilevanza assoluta compaiono su siti dai contenuti poco chiari. È una buona idea controllare chi firma i post o gli articoli e poi prendere le parole chiave del pezzo e cercare su Google altri risultati che confermino o smentiscano i contenuti sospetti.Purtroppo succede che le bufale trovino spazio anche su testate che percepiamo come degne di fiducia: l’antidoto è sempre una ricerca approfondita guidata da un pizzico di sano scetticismo. A proposito di bufale e credibilità dei media, sempre Valigia Blu ha tradotto un articolo di First Draft proprio sul ruolo attivo che i media tradizionali dovrebbero avere nell’aiutare tutti noi a selezionare e non alimentare la disinformazione.
  • Aspettare prima di condividere: è un piacere essere tra i primi a rilanciare una notizia importante ma spesso conviene aspettare. È un buon modo per evitare di contribuire alla circolazione di notizie false e anche per evitare figuracce.
  • Controllare le fotografie: Google Immagini ha una funzione che permette di caricare una foto o indicarne la URL (il link alla foto), per vedere se quella foto è già stata pubblicata in passato e in quale caso. Spesso basta per smascherare una bufala che torna in circolazione dopo un po’ di tempo o una foto usata a supporto di una notizia con cui non ha alcun tipo di relazione.

Quando non si capisce se una notizia sia vera ci sono alcuni siti di riferimento che vale la pena di andare a consultare:

  • Attivissimo. Il giornalista informatico “cacciatore di bufale” più conosciuto nel campo dell’informazione antibufala ha una casa, Bufalopedia, che dal 2002 raccoglie le sue indagini.
    Chi vuole seguire Attivissimo può farlo anche sul suo “Il Disinformatico”.
  • Wired.it ha una sezione “Bufale” aggiornata per “offrire un’informazione scientifica e rigorosa su temi che troppo spesso vengono trattati con superficialità”.
  • Bufale un tanto al chilo: “sbufalare” è la passione di Maicolengel Butac, nome di fantasia del fondatore bolognese del sito che si dedica a segnalare e “smontare” le notizie false.
  • MedBunker: nello spazio delicatissimo occupato dalla medicina e dalle medicine, Salvo Di Grazia, medico e divulgatore scientifico, con il suo MedBunker si occupa ovviamente di medicina e scienza per aiutare soprattutto chi, in momenti di necessità, cerca sul web la risposta a domande e dubbi sulla propria salute.
  • CICAP: il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze vive dal 1989 ed è sempre attivo. Inizialmente focalizzato sul paranormale, oggi nelle sue indagini comprende  anche le pseudoscienze. Tra i fondatori e soci c’è anche Piero Angela.

Per chi preferisce l’inglese c’è Snopes, online dal 1995 e sempre a caccia di leggende metropolitane e bufale di vario genere. Snopes accetta anche le segnalazioni di notizie, video e fotografie, ha un archivio corposo diviso in categorie e ha una lista delle ultime 25 bufale più “calde” sempre aggiornato.

Crediamo che sia capitato a tutti di imbattersi in una notizia che aveva tutta l’aria di essere vera e credibile: essere prudenti è sempre una buona idea e il vecchio consiglio di “contare fino a dieci” torna utile anche per verificare una notizia prima di cliccare sul tasto “condividi”.

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