YouTube, il copyright dei video, le responsabilità di chi li carica e li usa: intervista all’Avvocato Claudia Roggero

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Un paio di settimane fa abbiamo parlato con l’Avvocato Claudia Roggero dello Studio Legale Dandi Media di protezione dei contenuti distribuiti su Internet: abbiamo parlato di fotografie e altri contenuti che spesso circolano sul web senza attribuzione di paternità e di come proteggersi se si è i titolari di quei contenuti e quindi del copyright sulle opere, e introdotto la blockchain come metodo efficace per la tutela.

Mancava all’appello la piattaforma regina dei video, YouTube (ma anche altri fornitori di servizi equivalenti), dove si trova davvero di tutto, e oggi Claudia è di nuovo qui per raccontarci e spiegarci alcune cose interessanti su video e diritti d’autore:

  • Come YouTube gestisce il diritto d’autore
  • Di chi è la responsabilità dei video caricati, con esempi di video idonei e video non idonei
  • Cosa succede se hai usato un video con contenuti protetti da copyright e ricevi una segnalazione?
  • Cosa succede se vai a un concerto o a un altro evento e carichi su YouTube le tue riprese video?
  • Oltre a YouTube, come si tutelano Twitter e Facebook?
  • Le gif animate ricavate da video altrui violano il copyright?

Ecco tutte le risposte: buona lettura!

Ciao Claudia, oggi YouTube è una piattaforma social sfruttatissima: chi crea contenuti e li condivide su YouTube ne ha automaticamente il copyright? Che diritti ha e quali si tiene per sé la piattaforma?

In tema di diritto d’autore online l’equilibrio tra legalità e illegalità è un’annosa questione basata sul principio cardine di legge per cui nessuno può appropriarsi di contenuti artistici altrui. Il sottotitolo di questo principio riguarda la protezione delle opere.

C’è un aspetto fondamentale da tenere in considerazione quando si parla di piattaforme su cui si possono liberamente postare contenuti, ed è la differenza tra service provider e content provider.

YouTube è una piattaforma web per condividere e visualizzare video in rete. Dopo Google, è il secondo sito più visitato al mondo. Se nel momento in cui è stato creato YouTube poteva definirsi come service provider, il cui unico fine era conservare video sulla piattaforma, oggi – dal punto di vista legale – possiamo definirlo un vero e proprio content provider.

La differenza è importante: YouTube sfrutta i contenuti caricati dagli utenti e così apre il mercato a nuovi modelli di business – gli adv, le pubblicità – sfidando la legge a reprimere nuove ipotesi di illeciti e a circoscrivere le responsabilità dei provider, i fornitori di servizi on-line (ISP).

Dal punto di vista della responsabilità dei contenuti scaricati e utilizzati dalla piattaforma, deve quindi considerarsi sia il modo in cui si atteggia l’operato dell’ISP, cioè se il provider fornisce un servizio di connessione (in questo caso la legge dice che non ha alcuna responsabilità in caso di violazione di copyright), oppure se interviene nel processo di trasmissione. In pratica, occorre verificare caso per caso la conoscenza effettiva delle violazioni commesse attraverso la sua rete di connessione.

Cosa fa YouTube quando viene caricato un video?

YouTube compie un esame sommario e si manleva da qualsiasi responsabilità: sulla piattaforma si possono caricare i contenuti più disparati e il responsabile è chi ha caricato il video.

Ma se tanti detentori di copyright sui contenuti chiudono un occhio sulle riproduzioni perché ne traggono comunque beneficio, c’è chi invece non ha nessuna intenzione di condividere le sue opere, sfrutta YouTube per la distribuzione e le visualizzazioni sul canale, e vuole essere tutelato da appropriazioni e riproduzioni indebite.

Quindi, per identificare le violazioni di copyright, il proprietario dei contenuti fornisce elementi al database interno di YouTube per identificare in maniera univoca il materiale. Infatti quando si crea il profilo e ci si iscrive al canale, YouTube chiede all’utente di postare solo materiale di proprietài cui diritti siano nella sua disponibilità. Gli elementi che l’utente dovrebbe inserire riguardano le prove che le opere o il marchio sono nella disponibilità di chi ha caricato il video. Chi ha caricato il video è il presunto autore o il titolare dei diritti sull’opera o sul marchio.

Ogni volta che un video viene caricato su YouTube, viene confrontato con ogni altro elemento del database, sul file completo ma anche su ogni suo singolo istante. Questo rende possibile identificare le coincidenze anche se la copia in questione è solo una porzione del file originale e anche se è stata modificata, riprodotta al rallentatore o ha audio e video di scarsa qualità.

Quali sono le responsabilità di chi usa un contenuto protetto da copyright? Ci si può appellare alla buona fede?

Quando si caricano i video su YouTube, così come su altri social, bisogna stare attenti al diritto d’autore. Le regole per salvaguardare i diritti d’autore, quando si accetta la partnership con YouTube, sono chiare, e per capire meglio cosa si può fare e non fare su YouTube possiamo ricorrere a degli esempi molto chiari.

Esempi di video che potrebbero essere idonei includono:

  • Hai filmato il tuo gatto e non c’è musica di sottofondo.
  • Il tuo video contiene musica royalty-free e puoi dimostrare i diritti commerciali inserendo i link diretti al brano e alla licenza applicabile.
  • La band del tuo amico ha scritto e registrato una canzone per il tuo video e dichiara per iscritto che la puoi usare e puoi ricavarne dei profitti.

Esempi di video che non sono idonei:

  • Il tuo video contiene un brano che hai acquistato per uso personale, per esempio su iTunes o in un negozio, ma non hai ottenuto una licenza commerciale
  • Hai trovato un video su Internet e non puoi dimostrare che è di pubblico dominio
  • Canti le parole della tua canzone preferita coperta da copyright e usi in sottofondo il suo audio coperto da copyright, per esempio le tracce strumentali o per il karaoke
  • Hai usato contenuti altrui senza autorizzazione, ma non hai ancora ricevuto una notifica di violazione del copyright relativa al tuo video
  • Il tuo video non riconosce la corretta paternità o non fornisce i ringraziamenti opportuni così come previsto e indicato con chiarezza dalla sua licenza

Alcune major musicali hanno al loro interno uffici che cercano e individuano chi usa la loro musica senza autorizzazione, diffidano dall’uso e richiedono un pagamento per il danno subito.

Se usi musica protetta da copyright e la sincronizzi a delle immagini, sbagli e non puoi appellarti o trovare “soluzioni bonarie”: il più delle volte, se sei un piccolo youtuber o un privato che cerca di fare fortuna con youtube, ritrovarsi in situazioni del genere può rivelarsi molto spiacevole.

Il caso del “Dancing Baby” e il fair use dei contenuti protetti da copyright

A questo proposito, ricordo un caso statunitense di un video caricato su YouTube con musica non autorizzata, il caso della mamma del “Dancing Baby”. Il fatto: Stephanie Lenz pubblica un video di trenta secondi con il suo bambino che balla sulle note di “Let’s Go Crazy” di Prince. L’audio si sente malissimo, è disturbato, ma non importa: Universal Music Group detiene i diritti di quel pezzo e ne notifica a YouTube la rimozione. Lenz non ci sta e li cita in giudizio: è un caso molto raro perché in genere chi si vede recapitare una lettera di diffida da una grande etichetta discografica, preferisce pagare ed evitare ulteriori spese per un processo.

Durante il processo vengono richiamati alcuni tipi di fair use, nel diritto statunitense usi legittimi e dunque leciti anche senza autorizzazione del titolare dei diritti. Il nono circuito della Corte d’Appello degli Stati Uniti si schiera dalla parte di Lenz e sostiene che i detentori di diritti devono considerare i casi di fair use prima di notificare avvisi di rimozione a YouTube e altri host di video.

Il caso specifico ha fatto scuola ma, nella maggior parte dei casi, chi viene “pizzicato” non la passa quasi mai liscia. La sentenza sul video di Stephanie Lenz è comunque importante perché stabilisce un precedente giuridico e apre una questione relativa ai software che le case discografiche e le società che detengono i diritti d’autore usano ogni giorno per setacciare milioni di post e video alla ricerca di materiale protetto da diritto d’autore, agli algoritmi che scandagliano Internet in cerca di eventuali violazioni.

Le casistiche sono tante e molto diverse fra loro. Il consiglio è di stare sempre attenti alla musica e alle immagini che si usano per i video che si caricano su YouTube.

Oltre a piattaforma come YouTube e a chi opera nel mercato musicale, anche un privato può reclamare i diritti sulle sue opere? E cosa succede a chi ha usato in modo illecito un video?

Chiunque creda che il proprio diritto sia stato violato, può segnalare un video già caricato e indicare l’abuso o l’uso illecito di contenuto protetto da copyright compilando un form. Quando un video viene bloccato a livello mondiale, il proprietario del canale che lo ha caricato viene avvisato e il suo abuso si ripercuote sullo stato dell’account: YouTube può decidere di sospenderne alcune funzioni come per esempio gli Hangout in diretta, il caricamento di video come non elencati, caricamento di video di durata superiore a 15 minuti, caricamento di video con licenze Creative Commons, la Programmazione InVideo. L’avvertimento si riconosce dal punto esclamativo rosso.

L’avvertimento sul copyright non è uno scherzo: al terzo avvertimento, l’account viene sospeso e tutti i video rimossi e la semplice eliminazione del video che ha ricevuto l’avvertimento non risolve il problema.

A proposito di creazione di contenuti, cosa succede se i miei video che posto su YouTube o su altri social riprendono un evento come una mostra o un concerto?

In teoria stai violando i diritti di autore. In pratica, capita spesso di trovare su YouTube video non “ufficiali” di concerti: d’altra parte, se l’audio e il video non sono buoni, come capita quando si usano mezzi di fortuna per registrare, di solito le visite sono ridotte o nulle e non si intravede la possibilità di un ritorno da questa operazione.

Come si tutelano Twitter e Facebook?

Twitter si è organizzato per proteggere i tweet copiati, protegge i materiali coperti da copyright e in generale i contenuti video e foto o link che portano a siti che a loro volta non rispettano le norme del diritto d’autore, in base al Digital Millennium Copyright Act (DMCA).

Twitter ha riconosciuto il copyright dei tweet cancellando su richiesta “i cinguettii” copiati senza citare la fonte. La prima ad aver segnalato il copycat di turno è Olga Lexell, una scrittrice freelance di Los Angeles: i suoi tweet con i suoi giochi di parole fanno parte del suo lavoro e molti degli profili che hanno riutilizzato i suoi testi non citavano la fonte; Twitter ha riconosciuto la proprietà intellettuale sui 140 caratteri e cancellato i tweet “copiati”.

Raramente si inoltra una richiesta di protezione di copyright per un tweet, per una frase di 140 caratteri, nonostante la scrittura arguta e sintetica sia capace di incoronare vere e proprie star su Twitter. Di solito le segnalazioni che giungono a Twitter sull’infrazione di copyright riguardano contenuti multimediali incorporati nel post, come foto e video, o link a siti che illegalmente pubblicano materiale protetto da diritti, come i film.

Chiunque può reclamare: se Twitter rimuove i tweet in questione, l’autore ha dieci giorni per presentare una contro notifica. Twitter poi pubblica i risultati delle richieste sul sito Lumen. Il pericolo è che le aziende utilizzino il mezzo per far cancellare post critici e recensioni negative sui loro prodotti, come avrebbe già fatto il Sunday Times sulle reazioni a un proprio articolo. Anche GoPro è stata accusata di aver usato la richiesta di cancellazione in base al DMCA per recensioni negative sulla sua videocamera.

Facebook sta mettendo a punto una nuova tecnologia che permetterà ai creatori di video di sapere quando una copia dei loro filmati è condivisa sulla piattaforma. In presenza di una copia, gli autori del video originario potranno scegliere se rimuovere i contenuti copiati. La novità al momento è disponibile per una cerchia ristretta e va ad aggiungersi al sistema Audible Magic che già usa una sorta di impronta digitale dell’audio dei filmati per scovare eventuali contenuti pirata.

Oggi si usano molto le gif animate: siti come Giphy che permettono di crearle a partire da filmati di YouTube. Cosa rischio se lo faccio con un video ufficiale come un trailer di un film o il video di un musicista?

La GIF (graphic interchange format: importante che si pronunci la G soft di gelato) è qualcosa tra una emoticon e un video clip, una breve storia che si ripete all’infinito. Spesso la GIF riproduce brevi spezzoni di film o altri materiali protetti da copyright, quindi potenzialmente potrebbe ledere il diritto d’autore.

In Europa, spetta al titolare del diritto d’autore concedere l’autorizzazione ad utilizzare o vietare l’uso di materiale protetto che venga riprodotto in qualsivoglia maniera (direttiva DIRECTIVE 2001/29/EC).

La nozione di riproduzione della Corte di Giustizia Europea è ben descritta nella sentenza Infopaq. Al paragrafo 48 si legge: “Alla luce di tali considerazioni, la riproduzione di un estratto di un’opera protetta che, come gli estratti di cui trattasi nella causa principale, comprenda undici parole consecutive dell’opera stessa, può rappresentare una riproduzione parziale, ai sensi dell’art. 2 della direttiva 2001/29, qualora un simile estratto contenga un elemento dell’opera che, in quanto tale, esprima la creazione intellettuale dell’autore, il che dev’essere verificato dal giudice del rinvio.”

Secondo questa definizione, qualsiasi riproduzione, anche minima, di materiale protetto da copyright potrebbe violare il diritto d’autore. Ne consegue che le GIF potrebbero potenzialmente violare il diritto d’autore se riproducessero materiale protetto, quale marchi o qualsivoglia elemento individualizzante l’opera.

La difesa del creatore della GIF potrebbe consistere nel diritto di citazione: se la gif non altera o modifica radicalmente l’opera, chi l’ha creata potrebbe dire che ne sta solo utilizzando un estratto, cioè che non sta copiando ma solo citando.

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