10 anni di hashtag e come li usiamo sui social

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Era il 2007 e Chris Messina inventava gli hashtag su Twitter: in un tweet proponeva l’uso del simbolo cancelletto (#) davanti a una parola specifica, nel suo caso #barcamp, per raccogliervi intorno il gruppo di persone interessate all’argomento, perché potessero seguire con facilità tutto quello che veniva postato in proposito e che rischiava di perdersi nella sequenza generale dei tweet. Ecco qui il suo tweet ormai storico:

Chi all’epoca navigava già da un po’ e frequentava le chat IRC (Internet Relay Chat), tra le forme più diffuse di comunicazione istantanea, sa che i tantissimi canali di discussione erano identificati proprio dal simbolo # davanti alla parola che ne identificava il contenuto e che per entrarvi era necessario scrivere il comando /join #nomedelcanale: un uso simile, quindi, fu trasportato su Twitter da Messina e da allora ha dato il via a una delle forme di comunicazione più utili, interessanti e talvolta anche divertenti, come racconta per esempio l’uso di un hashtag recente e ironico come #maiunagioia.

Dopo Twitter, altri social tra i quali Instagram e Facebook hanno adottato gli hashtag: per Instagram sono linfa vitale tanto che ogni post ne può ospitare ben 30, mentre su Facebook l’importanza degli hashtag è relativa rispetto agli altri social, anche se possono comunque essere utili per la ricerca di contributi importanti attorno a un tema specifico.

Un esempio che ci riguarda da vicino è #modemlibero, hashtag che ci aiuta a monitorare le notizie e i contributi sulla possibilità di utilizzare il modem preferito per navigare senza sottostare alle decisioni dei provider che vincolano all’uso di un apparato specifico: oltre ai canali di comunicazione tradizionali – post, comunicati stampa – l’hashtag inserito come chiave di ricerca su Twitter (ma anche su Facebook), ci aiuta a scoprire contributi interessanti e rimanere aggiornati sulle evoluzioni e la partecipazione a sostegno dell’uso libero del modem che noi appoggiamo da sempre.

Come usare gli hashtag (senza esagerare)

Tutti possono usare gli hashtag per:

  • aggregare un gruppo di persone attorno a un argomento
  • unirsi a una conversazione
  • creare un contenuto che emerga in una ricerca eseguita proprio con quell’hashtag

È sempre meglio evitare di sfruttare un hashtag per inserirsi in una conversazione, discussione o serie di news su un argomento al solo scopo di farsi trovare o, peggio, di farsi pubblicità: successe nel 2012, dopo il terremoto in Emilia Romagna, al network Groupalia che twittò un messaggio pubblicitario accompagnandolo con l’hashtag #terremoto e che dopo innumerevoli critiche chiese scusa per l’errore e l’insensibilità mostrata in una situazione delicatissima.

Vuoi creare un hashtag solo tuo, che sappia identificare con precisione quello che fai? Non è facile ma ci puoi riuscire se cerchi con attenzione online e scopri se quell’hashtag è stato già usato oppure no, oppure se è stato utilizzato ma solo nel passato e adesso risulta abbastanza libero da possibili interferenze. La scelta accurata ti sarà molto utile anche se ti capiterà di twittare in diretta, cioè se ti troverai a un evento e lo commenterai su Twitter in tempo reale: per permettere a chi non è presente di seguire meglio l’evento l’hashtag non dovrà confondersi in un mare di contenuti che non riguardano l’evento ma “hashtaggati” allo stesso modo.

Quando pensi a un hashtag, controlla che sia facile da memorizzare e da capire: usa abbreviazioni e acronimi con attenzione e controlla che non corrispondano ad altri già noti, oppure che leggendoli non diano luogo a fraintendimenti imbarazzanti (il Guardian ci ha scritto anche un articolo): #modemlibero, per esempio, è facile da ricordare e utilizzato solo da chi sta effettivamente parlando di questo tema specifico e ci permette di trovare velocemente le notizie che riguardano l’argomento.

Ottenere il meglio dagli hashtag e usarli bene è facile rispettando queste poche regole di base. In più, è sempre utile:

  • evitare di scrivere post con il simbolo cancelletto davanti a troppe parole
  • non trasformare in un hashtag una parola comune che non aggiungerebbe utilità al post

Su Instagram, non usare hashtag così popolari, generici e non rilevanti per la tua tipologia di post, non ti regalarebbero alcuna visibilità utile o maggiore di quella che potresti avere con hashtag più mirati e che vadano alla ricerca dei veri interessi di chi potrebbe scoprirti e poi seguirti con piacere.

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