Net Neutrality: cos’è e perché bisogna conoscere cosa sta succedendo

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Sei hai una linea Internet o un piano tariffario per il tuo telefono, lo sai anche se non ti sei mai fermato a rifletterci: puoi accedere a tutti i contenuti gratuiti che trovi in rete allo stesso modo, senza differenze; immagini, email, video, musica e in generale tutto quello che prevede uno scambio di dati è disponibile attraverso la tua connessione a Internet. Significa che il tuo provider non ha la facoltà di gestire questo mare di contenuti e informazioni limitando o impedendo l’accesso a parte di essi.

Facciamo un esempio: con il piano dati del tuo operatore mobile puoi navigare e usare WhatsApp senza che il tuo fornitore di linea ti impedisca di usarlo e ti chieda di pagare per comprenderlo nel tuo piano. Con la tua ADSL puoi vedere tutti i video che preferisci e il tuo provider non può limitare la velocità di accesso a una piattaforma video in particolare o chiederti di pagare per accedervi senza limitazioni: significa anche che il tuo provider non può privilegiare il fornitore di un servizio per garantirgli più velocità di accesso ai suoi contenuti.

È uno dei principi fondamentali dell’accesso alla rete e si chiama Net Neutrality. La rete (le informazioni che contiene) è neutra, aperta, senza limitazioni di accesso ai suoi contenuti legali: è così che noi cittadini italiani ed europei la conosciamo, ed è così che la conoscevano anche gli Stati Uniti fino a metà novembre 2017.

Cosa è successo alla Net Neutrality negli Stati Uniti

Nel 2015, durante la presidenza di Barack Obama, la FCC (Federal Communications Commission), l’agenzia governativa che si occupa di comunicazioni, aveva approvato ufficialmente l’Open Internet Order, il set di regole ispirate ai principi della Net Neutrality che definiscono Internet di “pubblica utilità” – come lo è per esempio l’elettricità – e di conseguenza definiscono il ruolo dei provider.

La decisione non aveva certo entusiasmato i maggiori provider come AT&T e Comcast che reclamavano il diritto di gestire in autonomia l’offerta rivolta loro clienti, ribaltando il concetto di “Internet freedom” e interpretandolo come possibilità di farne un uso discrezionale, quindi di bloccare o rallentare siti, app e altri servizi e, per esempio, offrire ai clienti pacchetti diversificati con accessi diversi a servizi diversi, con costi variabili in base alla “libertà di navigazione” consentita e decisa dal provider.

Tra gli oppositori dell’Open Internet Order c’era il repubblicano Ajit Pai, diventato poi chairman della Fcc sotto la presidenza di Donald Trump: proprio lui ha guidato il nuovo voto che ha messo fuori gioco i principi della Net Neutrality con tutte le conseguenze del caso.

Le conseguenze del voto che abolisce la Net Neutrality

Ajit Pai vede la Net Neutrality come un tetto per l’economia legata a Internet, un limite alle iniziative e agli investimenti imprenditoriali, e considera l’abolizione dell’Open Internet Order un momento di svolta che libererà e metterà in circolo ancora più idee innovative e conseguenti investimenti, a vantaggio degli utenti.

È l’esatto contrario del pensiero di chi invece resta dalla parte della Net Neutrality e ne considera l’abolizione un segnale molto negativo soprattutto per le nuove imprese, le start-up che non saranno in grado di sperimentare e farsi largo su Internet, a vantaggio di chi può garantirsi una corsia privilegiata, magari coprendo parte dei costi che verrebbero riversati sugli utenti finali. Se giganti come Facebook o Google possono dormire sonni relativamente tranquilli, non si può dire altrettanto per aziende di dimensioni minori o che devono ancora nascere (e forse finirebbero addirittura per rinunciare in partenza).

Lo scenario peggiore dipinto da chi si schiera dalla parte della Net Neutrality è un futuro con accessi Internet divisi: uno veloce, privilegiato, per chi può permetterselo sia come cliente, sia come fornitore, e una Internet lenta, destinata a chi non può accedere alla corsia preferenziale.

Cosa può succedere in pratica negli Stati Uniti

Come prevede l’autore di un articolo pubblicato su Digg, i primi a muoversi saranno gli operatori telefonici che offriranno piani diversi per prezzo e accesso a servizi diversi. Citatissimo è il Guatemala e i piani per i servizi mobile che limitano l’accesso a app come Whatsapp e Facebook: per esempio, raggiunta la soglia fissata da un piano dati, WhatsApp rimane accessibile gratuitamente ma Facebook no, mentre un altro piano tariffario limita WhatsApp ma dà accesso gratuito a Facebook, e il risultato può essere il possesso di più SIM per accedere gratuitamente al servizio che si vuole usare in un determinato momento.

A ruota seguirebbero i provider di linee Internet che potrebbero cominciare a fornire piani diversi a prezzi diversi, limitando o consentendo l’accesso ai contenuti in base a nuovi piani tariffari.

Ci riguarda? La Net Neutrality in Europa

L’Europa ha adottato le regole sulla Net Neutrality nel novembre del 2015 per creare “il diritto individuale inalienabile degli utenti finali di accedere e distribuire contenuti e servizi scelti da loro”. Chi fornisce contenuti e servizi, in altre parole, deve poterlo fare contando su “internet aperto e di alta qualità”.

La decisione americana potrà causare dibattito e ripercussioni anche in Europa, come potrebbe essere per chi produce contenuti e servizi in Europa e li esporta anche negli Stati Uniti, che potrebbe ritrovarsi a pagare di più per continuare a lavorare come faceva prima della decisione della FCC. Qualche segnale si è avuto anche in Europa: in Portogallo il provider mobile MEO include nel pacchetto Social alcune app (le maggiori, tra cui Facebook e Twitter), e ne esclude altre che sono utilizzabili solo dai piani tariffari più costosi, e difende la sua scelta e la non violazione della Net Neutrality spiegando che i gestori delle app escluse possono semplicemente chiedere di essere inclusi nel piano tariffario.

In ogni caso, le singole autorità nazionali (nel caso italiano, AGCOM), sono chiamate a sorvegliare e monitorare gli sviluppi dei rispettivi mercati, nonché a far valere il regolamento europeo secondo le linee guida stabilite da BEREC (Body of European Regulators for Electronic Communications). Ogni anno, i regulator nazionali pubblicano un report sull’open internet: puoi scaricare e leggere i report dei vari paesi, compreso il pdf italiano redatto da AGCOM, dal sito della Commissione Europea.

Nel report troverai anche un passaggio sulla questione modem libero e la possibilità per i clienti dei provider di linee internet di scegliere quale modem usare per navigare e di non pagarlo al provider fornitore dell’accesso, uno snodo importante finalmente diventato legge: è un dibattito che seguiamo da tempo per difendere questa libertà che noi di Ehiweb garantiamo da sempre, non imponendo il comodato d’uso a chi sceglie le nostre linee.

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